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Ciarpame, quisquilie, pinzillacchere.
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Forse bisognerebbe decidersi ad ammettere che il razzismo, nelle società in cui viviamo, non è affatto un episodio isolato. E non nel senso che non è riconducibile soltanto al pensiero e all’attività di singoli individui, ma che costoro, solitamente, fanno capo a strutture e movimenti organizzati e riconosciuti a livello pubblico, come quella “Casa Pound” cui si riferiva, sembra, l’assassino di Firenze. Questo dato è ben noto, ma anche di quei gruppi – in fondo – si potrebbe sostenere l’isolamento e, quindi, la sostanziale non pericolosità. Il problema, però, sta nel fatto che il razzismo non è mai un fenomeno isolato: fa parte a pieno titolo della nostra realtà e ogni sua singola estrinsecazione, lungi dal rivestire un carattere di eccezionalità, ne rappresenta una manifestazione fin troppo normale. In un paese come il nostro, che si è sempre vantato di essere immune da tale vergogna solo perché, fino a una quindicina di anni fa, la presenza degli immigrati era troppo modesta per creare vere frizioni e il nostro passato coloniale era stato accuratamente rimosso, le aggressioni ai singoli e alle comunità ormai sono troppo frequenti per essere considerati accidentali. Gli omicidi di Firenze sono posteriori di due soli giorni all’assalto al campo rom di Torino – un’altra città in cui, a detta delle autorità municipali, di razzismo non dovrebbe essercene affatto – e quegli assalti sono soltanto gli ultimi di una lunga serie (ricorderete almeno i casi di Opera e di Ponticelli) e si sommano agli sgomberi forzosi per i quali la passata amministrazione milanese e l’attuale romana tanto si sono distinte. E più in generale un paese in cui la Lega è stata al governo per dieci anni e più, ha contribuito in modo decisivo alla legislazione sugli stranieri residenti e controlla politicamente regioni e città di grande importanza, un paese che nega la cittadinanza ai nati da genitori stranieri e la rende burocraticamente quasi inaccessibile agli immigrati, per quanto integrati possano essere, non può certo essere considerato un modello di accoglienza e di tolleranza.

Non è solo un problema nostro. La cultura del razzismo è diffusa in tutto l’Occidente. È figlia dell’esclusivismo ideologico e della vocazione missionaria della chiesa cattolica e della necessità, fatta propria anche dallo spirito protestante, di trovare una giustificazione qualsiasi allo sfruttamento del Terzo Mondo attribuendo una patente di inferiorità ai soggetti a spese dei quali si sono accumulate le proprie fortune. Nasce dalla pratica antica della schiavitù e da quella moderna dell’imperialismo. È il retaggio avvelenato di una società fondata comunque sulla sperequazione e sulla disuguaglianza, in cui qualsiasi soggetto, per quanto debole, ha bisogno di qualcuno più debole di lui a spese del quale costruire un’accettabile immagine di sé. A livello personale e sociale, non è tanto una follia quanto una necessità, ma una necessità distorta, che genera di continuo odi e integralismi contrapposti in un eterno circolo vizioso. Che di fronte a questo disastro ideologico si sia tentati di chiudere gli occhi, attribuendone le manifestazioni più sconvolgenti a una qualche forma di devianza individuale, o all’attività di gruppi fortemente minoritari, è fin troppo comprensibile. Purtroppo non serve a molto. Per sconfiggere il razzismo è necessario riconoscerlo in noi stessi e nelle pratiche della nostra vita sociale ed è ovvio che la cosa richieda qualche sforzo in più di quanto serva per parlare di “casi isolati” e di gesti di follia. Ma non se ne può fare a meno.

Carlo Oliva - La Caccia - Caccia all’Ideologico Quotidiano - 18/12/2011

Perché, al di là dello specifico evento (in particolare si parlava di questa strage) sento una irrespirabile atmosfera di rimozione, di auto-assoluzione, di minimizzazione, di “non sconfiniamo dall’altra parte diventanto anti-eterosessuali/cattolici/bianchi/maschi/…”, forse figlia di questo scenario di “larghe intese” tra persone che avevano spergiurato di non voler fare insieme nemmeno una partita a briscola. Ecco, proprio per questo sento ancora più forte la mancanza di un bel pezzo di Carlo Oliva (che ci ha lasciato) o Felice Accame nella loro trasmissione domenicale su Radio Popolare.

RADIO POPOLARE

Siamo gatti neri, siamo pessimisti, siamo i cattivi pensieri, e non abbiamo da mangiare

A volte, a prendere le cose in modo letterale…

"Armi di distrazione di massa. Quando cominci a capire che il nemico ‘interno’ può diventare pericoloso è meglio costruirsene uno ‘esterno’" [Paolo Becchi]
"I posti in cda sono oltre 37.000, 27.000 dei quali in società comunali. Oltre 15.000 posti nei consigli sono stati assegnati in società dove il numero dei membri degli organi supera il numero degli addetti. La dimensione media dei cda supera i 6 consiglieri e in sole 1.198 società a partecipazione comunale esiste un amministratore unico (dati Cerved)", spiega ancora SC per mostrare l’inefficienza del comparto. A questo si potrebbe aggiungere ancora - dai dati di Cottarelli - che ci sono oltre 1.200 società che hanno un cda ma non hanno dipendenti. Gli interventi di risparmio proposti sono stati quantificati in circa 3 miliardi di euro.

Sulle azioni suggerite sono poi meno certo, ma devo riconoscere a SC che, intanto, dà segni di esistenza (non era scontato) e poi, una volta tanto, sostanzia la frase “tagliare spesa improduttiva”, tanto di moda quanto spesso vuota perché non seguita da uno straccio di esempio.

Scelta Civica propone a Renzi il “Disbosca-Italia”: tagliare subito 1.500 partecipate locali - Repubblica.it

L’Istat diffonde le stime aggiornate al 2008 del Pil attribuibile alla parte di economia non osservata costituita dal sommerso economico. Il sommerso economico deriva dall’attività di produzione di beni e servizi che, pur essendo legale, sfugge all’osservazione diretta in quanto connessa al fenomeno della frode fiscale e contributiva. Tale componente è già compresa nella stima del Pil e negli aggregati economici diffusi correntemente dall’Istat il 1° marzo di ogni anno. Nel 2008 il valore aggiunto prodotto nell’area del sommerso economico è compreso tra un minimo di 255 e un massimo 275 miliardi di euro. Il peso dell’economia sommersa è compreso tra il 16,3% e il 17,5% del Pil (nel 2000 era tra 18,2% e 19,1%).

Faccio notare che, sebbene sia ragionevole riflettere sull’inclusione nel computo del PIL del paese di transazioni legate ad attività illegali quali prostituzione, traffico di droga, produzione e vendita di prodotti contraffatti, la riflessione andrebbe estesa ad altri fattori dei quali già si tiene conto da tempo. Nel suddetto “sommerso economico” vengono per esempio, stimati il caporalato, l’impiego di immigrati sottopagati per la raccolta di frutta e verdura… e non mi pare che ci sia stata grande discussione su questo punto. Che il PIL sia un indicatore da superare lo hanno detto in tanti, ed è un conto, ma che qui si stia facendo della pessima informazione (come purtroppo capita molto frequentemente in Italia), spesso in modo anche molto interessato, mi pare evidente.

La misura dell’economia sommersa

Really nice tumblr reporting some of the best quotes from True Detective with a very nice style.

Ferragosto a Lerici on Flickr.

… il tempo quest’estate è stato un po’ così… però, in compenso, in giro c’erano dei funghi davvero niente male!

Strummer avrebbe 62 anni oggi…

Un gattino a Tellaro…