Viz blog

Ciarpame, quisquilie, pinzillacchere.
Recent Tweets @VizzariG
Who I Follow

Ma c’è una motivazione più vecchia: togliere il freno che impedisce al governo di decidere. È la bufala che politici e giornalisti raccontano agli italiani da venti anni. Si dicono falsità sulle famose “navette” di leggi che vanno più di una volta tra un ramo e l’altro, ma sono solo il 3% e riguardano testi scritti molto male dal governo. È invece troppo facile approvare le leggi, e anzi le più veloci sono anche le più dannose. Sono bastate poche settimane alla destra per approvare il Porcellum e le leggi ad personam, e alla sinistra per contribuire al pasticcio degli esodati e allo sfregio costituzionale sul vincolo di pareggio del bilancio (che, per inciso, qui viene esteso alle Regioni).

Tutti i campi della vita pubblica sono soffocati dall’asfissiante produzione legislativa, nella scuola, nel fisco, nell’amministrazione, nella previdenza, nel territorio. Ogni settimana arrivano in aula disegni di legge pomposamente chiamati riforme, e che invece sono spesso accozzaglie di norme eterogenee e improvvisate, a volte dannose o inutili. Lo dimostra il fatto che sono rimasti nel cassetto ben 750 decreti attuativi.

Qui si dovrebbe davvero cambiare verso: poche leggi all’anno, di alta qualità, delegificazioni per costringere i ministri ad amministrare invece che a legiferare, controlli parlamentari sui risultati.

Vedo un po’ me stesso qui…

Che dire… forse un po’ abusato ma… GENIO!

Eccessi parametrici, richieste ripetute di dati, interfacce user unfriendly ottengono il duplice risultato di scoraggiare i più determinati, quelli convinti - e sono tanti - che l’amministrazione vada sostenuta perché la struttura deve funzionare, e di fornire un ottimo alibi a quanti - e anche questi sono tanti - sono rimasti legati a una idea di amministrazione «al servizio» del personale docente. Se l’obiettivo è quello di rendere più efficiente, misurabile ecc. il governo delle risorse bisogna che la IP (ipertrofia parametrica) sia affrontata per il suo impatto sul singolo amministrato, ricordando che tutto il tempo richiesto per «fare burocrazia», anche quella benigna, è sottratto alla attività fondante l’università: produrre e trasferire conoscenza mediante ricerca e insegnamento.

Science can be hard…

Tutto lascia presumere che i cambiamenti normativi e gli adeguamenti procedurali non siano terminati, e costituiranno la regola più che l’eccezione dei prossimi anni.

Questa considerazione è estratta da un documento che discute una proposta di riorganizzazione delle strutture amministrative dell’Ateneo di supporto alla didattica, a seguito delle innovazioni legate alla famigerata legge 240 (Gelmini). Ecco, a 4 anni dalla sua entrata in vigore, non solo stiamo ancora lavorando alla sua attuazione, ma si prevede addirittura che dovremo dedicare energie e risorse in tal senso ancora per anni a venire.

Mi viene da riportare un aforisma che riflette la mia sensazione attuale:

L’ottimista afferma che viviamo nel migliore dei mondi possibili, il pessimista teme che sia vero.

Ecco, appunto.

Il tessuto imprenditoriale italiano è composto per la stragrande maggioranza di piccoli corruttori… ho confuso qualche termine?

Meno male che qualcuno ci ha pensato!

Finalmente possiamo esprimerci al meglio delle nostre possibilità!